Storia

I cent'anni di vita della cantina

Gli Albori: Settimo Giuseppe

La storia della cantina Ferrero inizia al principio del XX secolo nel piccolo centro de l’Annunziata, quando Settimo Giuseppe, nonno materno di Renato, iniziò l’attività. Nonostante il carattere misto dell’azienda, già allora le pregiate uve nebbiolo venivano vinificate e imbottigliate. La targa donatagli come premio per i suoi vini dal comune di La Morra, datata 1933, testimonia l’impegno e la passione per la viticoltura che da sempre caratterizzano la cantina Ferrero.

Tuttavia, durante la seconda guerra mondiale, i vigneti vennero estirpati per far posto al grano. Nello stesso periodo, l’Europa fu colpita dalla grave epidemia della fillossera, un insetto importato dall’America, altamente nocivo per le nostre viti.

Gli anni ’50: Lorenzo Ferrero

Così negli anni ’50, Lorenzo Ferrero, padre di Renato, ripristinò i vigneti di famiglia, innestando le barbatelle autoctone su portainnesti di vite americana, la sola capace di resistere all’afide. A quei tempi, l’uva prodotta veniva in parte vinificata e in parte venduta, cosicché Lorenzo iniziò a crearsi il suo piccolo mercato. Il Barolo e il Nebbiolo veniva già imbottigliati allora, mentre gli altri vini erano per lo più venduti sfusi. La morte prematura del padre nel 1966 però, portò a un rallentamento dell’attività.

La terza generazione: Renato e Nina Ferrero

Più tardi, un giovane Renato e il fratello maggiore ripresero a vinificare, consolidando il proprio lavoro con l’introduzione della Doc negli anni ’80. Nello stesso periodo però, le piccole dimensioni aziendali spinsero il fratello a lasciare. Da quel giorno Renato dedicò anima e corpo all’azienda ereditata dal padre, iniziando pian piano a espandersi.

Dagli anni ’90 Nina affianca il marito Renato nella conduzione della cantina, occupandosi in particolare dell’accoglienza per le visite in cantine, la Casa Vacanze e delle degustazioni guidate.

Attualmente, la cantina Ferrero dispone di una superficie totale di circa 5 ettari, di cui tre sono di proprietà, con una produzione di circa 25.000 bottiglie l’anno.

 

Ritratto di Settimo Giuseppe

Settimo era un tuttofare, un uomo pratico, forte e intraprendente, capace di costruirsi da solo gli attrezzi da lavoro, dai semplici utensili fino addirittura al proprio carro.

Una sera del gennaio del ‘44 però, affrontò una delle sfide più dure. Un gruppo di partigiani arrivò in cascina chiedendogli del cibo e un riparo per la notte.

Settimo, non esitò un solo attimo ad aprir loro la porta della stalla, l’unico luogo caldo per così tante persone.

Il rischio, chiaramente, era altissimo. La pena per chi veniva scoperto aiutare la resistenza era la fucilazione.

La mattina seguente, alzatosi di buon ora per controllare la situazione, si imbatté in un gruppo di nazisti, il quale gli si avvicinò con fare minaccioso.

Settimo però mantenne il sangue freddo e affrontò il plotone. I tedeschi gli chiesero indicazioni per raggiungere Barolo.

Mostrata l’antica via che passa per il bricco Luciani, ai piedi della sua proprietà, guardò i soldati allontanarsi tirando un sospiro di sollievo. Infatti, se i partigiani fossero stati scoperti, i nazisti avrebbero messo a fuoco l’intera borgata.

La cantina Manzoni

Nell’omonima borgata si trova la vecchia casa di famiglia, costruita nel 1750 con una tecnica del tutto particolare. Le fondamenta della casa, costituite dalla cantina in cui oggi invecchia il barolo Manzoni, furono costruite scavando nel terreno il solco dei muri e appoggiando i mattoni della volta sulla terra. Completata la struttura, si procedette a svuotare la cantina che ancora oggi porta i caratteristici segni della realizzazione: pavimento in terra, volta irregolare e muri di “sas”, una sabbia che una volta solidificata risulta estremamente solida e stabile.

La cantina è un vero tesoro. Se i muri potessero parlare potrebbero svelare il mistero che si aggira attorno a una strana bottiglia ritrovata da Renato durante alcuni lavori di restauro. È una magnum di Moët et Chandon del 1900, uno champagne francese di una delle cantine più importanti al mondo.

Pin It on Pinterest

Shares
Share This